Manhunt, violenza, horror e stealth

Inserito il 14 maggio 2012 da videogamers

A cura di: Lorenzo Schirò

I giochi horror sono sempre stati un genere interessante, sono riusciti a differenziarsi da qualunque altro genere. Hanno una marcia in più, possiedono qualcosa che gli altri non riescono ad avere. Stimolano le nostre ansie, ci suggestionano e riescono a farci avere paura del buio. Analizzando alcuni giochi e riflettendo su alcuni concetti viene da chiedersi quale sia la vera paura per l’essere umano. Dobbiamo aver paura della fantasia o dell’uomo in se stesso? Il miglior gioco per affrontare questo interessante argomento è Manhunt, titolo Rockstar uscito diversi anni fa e che a distanza di tempo è sempre attuale ed emozionante come pochi altri giochi.

Sul fatto che Manhunt sia un gioco valido e che riesca a offrire un’esperienza di gioco alternativa ci sono davvero pochi dubbi. Rockstar ha sfornato un titolo violentissimo con un’atmosfera unica e impedibile, e anche se per certi versi si dimostra fin troppo lineare e monotono, è bene precisare che il gioco ruota attorno a uno spettacolo in cui l’unica protagonista è la violenza esplicita e come tale rimane ancorato a un gameplay che tende ad accentuare la crudeltà. Manhunt propone al giocatore una sfida che mette a dura prova la pazienza e che dimostra chiaramente come un’azione avventata significa la morte del protagonista. Gli sviluppatori sono riusciti nell’intento di far immedesimare il giocatore all’interno di una caccia dove il cacciatore questa volta è anche la preda, un pretesto davvero unico all’interno di un videogioco. Tutto sommato si tratta di uccidere e di stare attenti a non farsi scoprire dai violentissimi nemici, ma è nell’insieme, nell’assemblaggio di tutti gli elementi del gioco che riusciamo a intravedere qualcosa d’innovativo e per certi versi anche rivoluzionario. Posso tranquillamente affermare che Manhunt si rivela uno dei migliori Stealth-Game-Horror presenti nel mercato. Ebbene sì, Rockstar ha creato un nuovo genere video ludico.

STRUTTURE ALTERNATIVE MA ISPIRATE #1
Sono diverse le fonti d’ispirazione prese in considerazione dagli sviluppatori durante la progettazione di Manhunt. Il primo termine di paragone risponde ad un genere di gioco chiamato “Stealth Game”. Sono necessari una quindicina di minuti di gioco per rendersi conto come l’elemento “cammina di nascosto” è una priorità del gameplay di Manhunt. Quale sarà il primo gioco utilizzato per il confronto? Metal Gear Solid ha dato l’inizio a una serie di giochi stealth che diverse software house hanno cercato di proporre a modo proprio. Splinter Cell (Ubisoft) ha offerto un’atmosfera diversa rispetto al titolo Konami. Le missioni di Sam Fisher (Splinter Cell) sono state proposte enfatizzando l’utilizzo di attrezzature iper-tecnologiche, ovviamente sono presenti le zone d’ombra in cui nascondersi e al giocatore è data anche la possibilità di intraprendere una strada rivolta all’azione vera e propria, dove le armi sono le protagoniste assolute. In certi casi sarà obbligatorio utilizzarle e in fin dei conti tutti gli stealth-game offrono comunque quest’opportunità, in caso contrario la noia arriverebbe dopo un paio d’ore di gioco. Sarà il giocatore a scegliere uno stile di gioco che può essere indirizzato verso le sparatorie o i movimenti nell’ombra.  Il contesto narrativo e il panorama proposto in Splinter Cell è reale, dove il terrorismo globale è utilizzato come pretesto per una trama che in fin dei conti si rivela scontata. Giocando siamo testimoni di una serie d’incongruenze che potrebbero passare inosservate o in certi casi assorbite e messe da parte dal giocatore. Sto parlando del realismo. Che fine ha fatto nei videogiochi? Il realismo è il primo ponte di collegamento con l’immedesimazione in un gioco. I videogiochi non devono dimostrare la loro forza solo nell’aspetto grafico e dato che il gioco è creato all’interno di un mondo reale, ritengo inaccettabile che un soldato possa tenere con sé contemporaneamente diverse armi, svariate granate, accessori e tutte altre diavolerie che solo un mago riuscirebbe a nascondere; c’è l’ho a morte con quelle tre cavolo di luci che sembrano i fari intensi di un locomotore e anche se utilizzano delle trovate come  giubbotti protettivi ultra rinforzati, non accetto la notevole resistenza fisica durante le sparatorie.

Giocando Splinter Cell avete provato la stessa ansia di Manhunt? Il titolo Ubisoft non riesce a ricreare la stessa atmosfera di Manhunt e non coinvolge quanto il titolo Rockstar.

Metal Gear Solid non la passa liscia e il fatto che il contesto scelto è un miscuglio tra realtà e fantasia non giustifica alcune scelte intraprese dagli sviluppatori. Snake esagera con i poteri magici e riesce a nascondere perfino un lancia missili (qualcuno ha nominato lo Stinger?) e delle scatole di cartone! Per favore smettiamola di emulare Harry Potter e capisco che magari esagero, ma sto proponendo queste riflessioni all’interno di un servizio dedicato a Manhunt e quindi sembra il miglior momento per discuterne… Ovviamente non continuerò a elencare altri particolari o giochi, credo di aver reso nel migliore dei modi l’idea di come Rockstar sia riuscita a mettere sulla giusta strada il genere degli stealth-game. Provate l’esperienza reale di portare dietro addosso un numero limitato di oggetti, il gioco cambierà totalmente forma e in Manhunt il giocatore dovrà compiere delle scelte su quali armi far portare al protagonista, ovvero quella testa pelata di James Earl Cash.

STRUTTURE ALTERNATIVE MA ISPIRATE #2
Fantasmi, mostri, zombie, demoni e altre creature del male sono frutto della mente umana e da decenni turbano le menti di milioni di persone: inizialmente con i libri, in seguito con il cinema e per ultimo il mondo dei videogiochi. E’ un azzardo affermare che forse l’intera comunità videoludica si stia cominciando ad abituare al genere horror? Rispondo con un secco “no”. Siamo sicuri che mostri e compagnia varia riusciranno a continuare a svolgere il loro compito? La risposta è “no”. I videogiocatori cominceranno a stancarsi di atmosfere ricreate attorno ad elementi che fanno comunque parte della fantasia umana. Tutti gli elementi reali che contraddistinguono il genere horror dovranno rimanere al loro posto (esclusi i mostri). Mi riferisco ad esempio al buio, agli effetti sonori e a tutti quei fattori che creano un’atmosfera inquietante e angosciante. Non metto in dubbio l’ottima qualità degli attuali giochi riguardanti questo genere, ma i giocatori cominceranno a non avere più paura di ciò che nella realtà non potrà mai esistere. Parliamo di realtà e di tutto ciò che riesce a fare l’essere umano. Guardate il telegiornale o leggete un quotidiano e vi renderete conto di una cruda verità: la vera paura è l’essere umano in se stesso e dove possono arrivare le cattive azioni partorite dalla mente di persone che sarebbe meglio chiamare “Mostri”. Un ragionamento analogo è stato intrapreso da Rockstar che sa benissimo come i giocatori si stanno abituando ai mostri che potrebbero non impaurire come una volta.  Manhunt stimola in noi la paura reale, ovvero quella degli esseri umani dove appunto la paura della morte è generata dall’essere umano e non da creature inesistenti. Per ottenere un risultato che riesca a far coinvolgere in modo ottimale il giocatore è necessario mostrare in modo accurato ed esplicito la violenza e tutto ciò che ne comporta.

Scenari e situazioni reali coinvolgono molto di più di uno scenario di fantasia e la crudeltà esplicita aiuta a farci comprendere quanto può essere pericoloso l'essere umano. Quali giochi odierni trasmettono questo messaggio?

Il realismo è palpabile anche durante i vari scontri con i nemici. Il nostro protagonista non resisterà a lungo contro tre nemici e ci renderemo conto come il “fattore realismo” all’interno di un videogioco sia sufficiente per trasmettere paura al videogiocatore. Ai nemici è stato dato uno stile grafico alquanto particolare e raramente si presenteranno con un aspetto semplice, pulito e ordinato tipico dei ragazzini alla moda: utilizzeranno maschere, alcuni saranno tatuati, altri saranno vestiti di carnevale; questa differenziazione estetica è stata creata per farci allontanare dall’idea di avere a che fare con degli umani. Tutti gli altri elementi utilizzati in sede di un gioco horror sono stati inseriti: dall’aspetto grafico, alla colonna sonora e una buona parte degli elementi che contraddistinguono i migliori giochi horror. Come già visto in Silent Hill, Manhunt propone un’immagine a video con un leggero filtro che ne disturba la visione, per quanto riguarda le ambientazioni, avremo modo di osservare pareti sporche e trasandate, macchie di sangue, cumuli di resti umani con tanto di ossa in bella vista e anche corpi impiccati e rinchiusi all’interno di sacchi. Il buio contribuisce a rendere l’atmosfera paurosa e molte volte vi capiterà di saltare dalla sedia in seguito all’apparizione improvvisa dei nemici che urleranno a squarcia gola. La colonna sonora cambierà in base alle vostre azioni e renderà i vostri movimenti più ricchi di ansia e suspense.

Termino quest’articolo nominando alcune opere che si avvicinano al contesto ricreato dalla Rockstar, mi riferisco alla cinematografia di Dario Argento, dove appunto è messa in risalto la crudeltà che può essere raggiunta dall’essere umano e a un manga nato dalle mani di Sho-U Tajima ed Eiji Otsuka, autori di MPD – Psycho “Nei labirinti della mente”. Queste opere dimostrano come la fantasia non toccherà la vostra psiche, ma è la realtà a metterla in movimento. Diamo inizio alle riflessioni sulla mente umana all’interno dei videogiochi…

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